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Alimentazione

Mangiare di stagione: perché in primavera il terreno ringrazia

7 min di letturadi Giamilla Zandenego
Piselli, ravanelli e zucchine freschi appena raccolti

Ogni primavera, in studio, arriva la stessa domanda: «Devo fare una dieta depurativa?». La risposta è quasi sempre no. Il corpo non ha bisogno che gli si tolga qualcosa: ha bisogno che gli si restituisca un ritmo.

Gli emuntori — fegato, reni, intestino, pelle, polmoni — sono le vie attraverso cui l’organismo elimina ciò che non gli serve più. Lavorano tutto l’anno, senza chiedere permesso. In primavera il loro carico cambia: cambia la luce, cambia il movimento, cambia quello che troviamo al mercato. Accompagnare questo passaggio significa assecondare un lavoro già in corso, non forzarne uno nuovo.

Il terreno viene prima della stagione

Prima di parlare di primavera bisogna parlare di terreno. Due persone che mangiano lo stesso piatto ne ricavano cose diverse, perché diverse sono la costituzione, la storia digestiva, il livello di energia vitale disponibile in quel momento. Chi arriva a marzo già svuotato non ha bisogno di drenaggio: ha bisogno di ricostruire. Chi arriva appesantito da un inverno sedentario si trova nella condizione opposta.

Questa distinzione non è un dettaglio teorico. È la ragione per cui le cure depurative fai-da-te, uguali per tutti e trovate online, funzionano su alcuni e lasciano altri più stanchi di prima.

Tre gesti che coadiuvano le funzioni depurative

  1. Le verdure amare, all’inizio del pasto. Cicoria, tarassaco, radicchio, rucola, carciofo. L’amaro stimola per via riflessa la secrezione biliare e prepara la digestione: è il motivo per cui la tradizione lo mette in apertura e non alla fine.
  2. Cotture brevi. Vapore, saltato in padella, scottature veloci. La primavera non chiede i brasati di gennaio. Cotture lunghe e condimenti pesanti aggiungono lavoro proprio quando si vorrebbe alleggerirlo.
  3. Orari regolari. È l’indicazione meno affascinante e la più efficace. Mangiare alle stesse ore ogni giorno permette all’apparato digerente di prepararsi: gli enzimi non si improvvisano, si organizzano per abitudine.

Perché non consiglio i digiuni improvvisati

Il digiuno ha una tradizione seria e un impiego preciso. Improvvisarlo a marzo perché «arriva la prova costume» è un’altra cosa. Una restrizione brusca in un organismo già affaticato non produce depurazione: produce carenza, e la carenza si paga più avanti. Se l’idea vi interessa, se ne parla insieme guardando la vostra situazione, non un calendario.

Il punto

La primavera non è un’occasione per punirsi: è un momento in cui l’organismo è già predisposto a cambiare passo. Il compito nostro è togliere gli ostacoli e restituire regolarità. Il resto lo fa da sé — è esattamente il principio dell’autoregolazione, ed è il motivo per cui i risultati si sentono in due settimane e non in due giorni.

In pratica, per due settimane

  • Una porzione di verdura amara a pranzo, cruda o appena scottata.
  • Cena entro le 20, più leggera del pranzo.
  • Un litro e mezzo d'acqua distribuito nella giornata, poca durante i pasti.
  • Venti minuti di camminata: gli emuntori lavorano meglio in un corpo che si muove.

Quando fermarsi e chiedere

Se assumete farmaci, se siete in gravidanza o allattamento, se avete patologie epatiche, renali o della cistifellea, nessun cambio di alimentazione «drenante» va fatto per iniziativa personale. Parlatene prima con il vostro medico.

Scritto da Giamilla Zandenego, Naturopata. Questo articolo ha finalità divulgativa: non sostituisce il parere del medico e non propone diagnosi né terapie.


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